Palazzo Cortesi custodisce nel centro storico di Macerata
una dimora che il tempo aveva coperto e che il restauro ha riportato alla luce. Ogni sala, ogni volta, ogni pietra racconta ciò che era già qui.
L’ospitalità di oggi vive dentro questa misura: accogliere è custodire.
Il Palazzo sorge sulla sommità del centro storico di Macerata.
Le prime notizie certe risalgono al Cinquecento e, sul fianco settentrionale, sopravvivono ancora elementi architettonici gotici.
Fu il secolo d’oro della città: un tempo di accademie, di stampatori e di palazzi, in cui Macerata coltivò le lettere e le arti.
È in questo terreno che affondano le radici della casa.
La casa prese il nome da chi la abitò. I Mancini-Cortesi non furono nobiltà di blasoni, ma borghesia colta: qui nacque la prima tipografia di Macerata, e sotto lo stesso tetto vissero il mestiere delle parole e quello delle immagini.
Da allora la storia del Palazzo e quella della città procedono insieme. Tra queste stanze passarono i fermenti del Risorgimento, e i documenti dei moti carbonari rimasero nascosti per generazioni. Poi la pasticceria che i maceratesi ancora ricordano. Una casa che ha attraversato ogni stagione della città, restando al suo posto.
Nata sulle colline come rifugio, Macerata è cresciuta fino a diventare capoluogo della Marca: città di accademie e di stampatori, di piazze disegnate e di palazzi nobiliari. Una cultura fatta di studio e di misura, che ancora oggi si respira nelle sue strade.
Il Palazzo è la porta da cui cominciare a conoscerla.
Cinque secoli in poche tappe. Tocca un anno per sfogliare la storia del Palazzo.
1791–1881
Al centro siede Apollo, dio delle arti, con la corona d'alloro della sapienza e la lira. Il cielo è oro e azzurro, e nell'azzurro un cigno. Alla base, entro quattro medaglioni ovali a grisaille, gli animali a lui sacri: il leone, il cervo, il dromedario e la pantera. Da queste cinque figure nascono le cinque anime del Palazzo.
1791–1881
Un ramo d'ulivo si distende in festoni dorati lungo l'intera volta: simbolo di pace, di prosperità e di rinascita. Tra le foglie d'argento volano colombe e piccoli amorini reggono ghirlande di fiori. È la stanza della quiete, dove la luce del mattino accarezza gli stucchi e invita al riposo dell'anima.
1791–1881
Lungo le pareti si aprono finte finestre affacciate sulle Marche: colline dorate, borghi arroccati e il mare all'orizzonte. Ogni scorcio è incorniciato da quinte architettoniche dipinte, in un gioco prospettico che dilata lo spazio e porta la campagna dentro il Palazzo, in un continuo dialogo tra interno e paesaggio.